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sabato 13 febbraio 2016

Disoccupati e corsi di formazione




Il reimpiego dei disoccupati a Milano non funziona. Solo corsi di formazione a casaccio. E le risorse dell'assessorato tutte messe sulle startup tecnologiche. Questo l'atto d'accusa dell'Mdd, il movimento per i diritti dei disoccupati, che ha avanzato una sua proposta, ormai condivisa da molti.

“A un gruppo di futuri licenziati della Nokia, qualche mese fa, fanno fare un corso per certificatori ambientali. Dopo il corso, dicono, potrete fare i consulenti e certificare energeticamente le abitazioni con tutti i crismi. Benissimo. Lo fanno. Poi però a fine corso li avvertono. Guardate che queste certificazioni si trovano su internet a prezzi bassissimi, fra 30 e 50 euro. I proprietari delle case vanno su questi siti fatti da società online, inseriscono i dati catastali dell’appartamento e una settimana dopo ricevono la certificazione a 30 euro. In pratica stanno dicendo loro: tu devi aprire una partita Iva, diventare un libero professionista e andarti a scontrare su un mercato dove tu non puoi far pagare la certificazione meno di 100-150 euro, contro i 30 dell’online. Se mi formi a una professione impossibile quando finisco il corso di reinserimento sono punto e a capo”.

Mario Bonetti ha molti aneddoti da raccontare di questo tipo. Un vero museo degli orrori per lui, disoccupato "senior" dal gennaio del 2011, quando fu licenziato dall’associazione in cui lavorava per incompatibilità politiche. Da allora, cinque anni fa, Bonetti ha diligentemente seguito tutti gli iter di reimpiego previsti dal Comune di Milano e dalla Regione Lombardia. Lui e altri 60 disoccupati over-50 e alcuni di lungo periodo. Inutilmente. Alla fine hanno dato vita all’Mdd, il Movimento per i diritti dei disoccupati con sede provvisoria alla Camera del Lavoro, “ospitati dalla Fiom”.

“Il sistema del ricollocamento al lavoro a Milano e in Lombardia non funziona. Per questo abbiamo cominciato a organizzarci e a ragionarne assieme – dice Bonetti, portavoce del gruppo – E qui faccio un esempio personale. Quando fui licenziato, nel 2011, andai subito al Centro per l'Impiego (ex collocamento) e mi iscrissi a un corso per panificatori. Pensando che fosse una posizione richiesta a Milano. Bene, sono passati cinque anni, ho telefonato innumerevoli volte e la risposta è stata sempre la stessa: non abbiamo ancora raggiunto un numero sufficiente di adesioni”.

I sessanta dell’Mdd sono solo una piccola pattuglia dei 5mila disoccupati adulti stimati dall’Istat a Milano. “ma se aggiungiamo gli “scoraggiati”, quelli che non cercano più lavoro si arriva tranquillamente al doppio. E se estendiamo il perimetro alla città metropolitana si cresce a 28mila disoccupati ufficiali”.

Su questo spazio, purtroppo in crescita, le politiche non sono molto mirate o innovative. “Si prendono 300 persone, li si smista ai percorsi di formazione, gli istituti me li formano e l’unica cosa che ottengo, io disoccupato,  è di scrivere sul mio curriculum che ho fatto un bel corso di inglese, di informatica di base o avanzata. Nel nostro gruppo ci sono tante persone che hanno seguito questi percorsi. Disoccupati erano e disoccupati restano”.

Un problema vitale per i sessanta. Che li ha spinti a riflettere. E ora ad agire.

“La nostra proposta, che abbiamo già avanzato al Comune e alla Regione, è diversa. Invece di partire dalla coda partiamo dalla testa. Istituiamo un tavolo cittadino permanente e mirato. Al tavolo, oltre all’assessorato al Lavoro del Comune, i rappresentanti degli imprenditori, industria, artigianato, commercio, degli enti di formazione, dei lavoratori, dei disoccupati. Il tavolo ha il compito di monitorare il mercato del lavoro e di individuare le richieste effettive. E sulla base di queste richieste effettive produrre progetti di formazione mirati, senza spendere a casaccio 500mila euro per formare 300 persone che poi non trovano il lavoro.

Faccio l’ipotesi dei panificatori. C’è richiesta per trenta di loro, uso i fondi per formarne altrettanti.

Se le associazioni di categoria segnalano la mancanza di certe posizioni professionali da parte di alcune aziende, queste verranno chiamate per definire un accordo con il Comune per rendersi disponibili a eventuali stage, al termine del quale assumeranno la persona formata. Con un contratto che prevede termini e durata del successivo contratto di assunzione”.

Un percorso piuttosto diverso da quello di oggi. Non solo per il labirinto della formazione “casuale” ma anche per un altro rischio.  “Se guardiamo con attenzione i dati della Dote Unica Lavoro della Regione Lombardia, questi  non paiono molto confortanti. La Regione parla di 80mila posti di lavoro disponibili. Poi qualcuno è entrato nel merito e ha scoperto che erano sì 80mila, ma in contratti a tre mesi, a voucher, co-co-co precari e persino false partite Iva. In cui tocca a te pagare le tasse, e se non stai dentro i tremila minimi euro annui ci rimetti pure”.

Casualità da un lato e dall’altro precariato. E dentro sprechi di danaro pubblico, sulle spalle anche dei disoccupati. Il danno e la beffa.

“I corsi di formazione producono un numero di posti di lavoro molto limitato –  osserva Bonetti -  Costano cifre tali che se li dai a una cooperativa ti mette in piedi un’attività da 30 persone. C’è una volontà di non toccare questo business della formazione già in passato attraversato da inchieste giudiziario? A noi questo interessa poco, al di là dell’indignazione civile. A noi servono interventi reali della politica. Posti di lavoro nuovi, anche pochi, ma reali”.

Quel che è certo è che l’Mdd è piuttosto critico sulle politiche dell’attuale assessorato al Lavoro del Comune, guidato da Cristina Taiani. “Come disoccupati di lungo periodo e di età avanzata siamo molto perplessi su questa politica che punta tutto sulle startup, sui giovani e una fetta molto limitata di noi.

Qui parliamo di innovazione tecnologica. Ma noi, per età e studi, non possiamo permetterci di competere in questo campo. Inventandoci una startup su chissà cosa. Siamo sostanzialmente tagliati fuori”. Sacrificati sull’altare di una politica orientata in tutt’altra direzione. “In questo momento questo è il peggiore buco del Comune di Milano. Perché non riguarda solo 5mila disoccupati ufficiali, ma circa 10mila milanesi disoccupati”.

L’Mdd e il suo portavoce Bonetti non si sono però dati per vinti. “La nostra proposta è stata inviata a tutti i capigruppo comunali e al presidente del consiglio comunale Basilio Rizzo. Verbalmente, esponendola, tutti o quasi hanno detto che era una proposta percorribile. E da percorrere.

Noi però sappiamo che siamo in campagna elettorale. E ad alcuni non crediamo. Invece per altri è il contrario. Dopo un mio intervento in Piazza Oberdan per un incontro con la  Balzani, mi ha avvicinato un signore che mi ha chiesto di rimanere in contatto. Dicendomi: la pensiamo allo stesso modo, incontriamoci. Mi ha dato il suo bigliettino, era il vicepresidente della Confesercenti”.

Organizzazione piuttosto agnostica politicamente, ma interessata a un costante e efficace mercato del lavoro attivo a Milano.




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Il Movimento per i Diritti dei Disoccupati, si prefigge di portare avanti le istanze dei senza lavoro, nei confronti delle Istituzioni. MDD non è un gruppo virtuale, ci riuniamo periodicamente presso la Camera del lavoro di Milano.Sarebbe importante che si formassero altri gruppi in tutte le province lombarde per costituire una Federazione Regionale del Movimento, aumentando così la forza contrattuale dei disoccupati in Lombardia. Per arrivare alla Creazione di un Movimento Nazionale e Finalmente Richiedere il Reddito di Disoccupazione.

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