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mercoledì 24 febbraio 2016

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Intoccabili i Pensionati d’Oro



Deputati, assessori e giudici: ecco
chi sono i 30 mila pensionati d’oro
La politica li ha tenuti al riparo dalle riforme che negli ultimi 25 anni hanno invece tagliato la previdenza dei comuni mortali. Assegni da 200 mila euro all’anno.

Lo stipendio di un Giudice è equiparato a quello di un deputato. Aumenta l'emulomento dell"uno e allora aumenta anche l'altro. Può un Giudice decidere di tagliare il reddito di un deputato ? 
Vorebbe dire tagliarsi il proprio introito.

 Ci sono circa 30 mila pensioni in Italia che rappresentano un mondo a parte, di assoluto privilegio, che la politica ha tenuto al riparo dalle riforme che negli ultimi 25 anni hanno invece tagliato la previdenza dei comuni mortali. Sono le pensioni del personale della Camera e del Senato; quelle degli ex deputati e senatori (ipocritamente definite «vitalizi»); le pensioni dei dipendenti della Regione Sicilia; quelle del personale della presidenza della Repubblica; quelle dei dipendenti della Corte Costituzionale e degli ex giudici della stessa; i vitalizi degli ex consiglieri regionali. Di questi assegni, che oscillano in media tra i 40 mila e i 200 mila euro all’anno, si sa poco o nulla, se non appunto che sono d’oro e costruiti su regole di assoluto favore. Eppure da dodici anni c’è una legge che imporrebbe di conoscere tutto di queste pensioni, i cui dati dovrebbero essere trasmessi al Casellario centrale della previdenza. Solo che la legge viene disattesa. E non si trova il modo di farla rispettare, perché gli organi costituzionali invocano l’autodichia, cioè il principio di autonomia regolamentare garantito dalla carta fondamentale, e la Sicilia il suo statuto speciale.

Il rapporto
Un tentativo di censire questo piccolo paradiso delle pensioni è contenuto nel rapporto «ll bilancio del sistema previdenziale italiano» appena diffuso dal centro studi di Itinerari previdenziali, presieduto da Alberto Brambilla, esperto di pensioni ed ex presidente del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale presso il ministero del Lavoro, istituito dalla legge Dini del 1995. Il Nucleo è poi stato chiuso nel 2012. Ma Brambilla ha continuato a sfornare il rapporto annuale, aiutato dai migliori esperti del settore. E nell’ultima edizione, «per la prima volta», ha inserito un capitolo dedicato a quello che viene definito «l’altro sistema previdenziale», quello appunto che si sottrae a tutte le riforme. «Reperire questi dati è difficile – si sottolinea – poiché mancano le informazioni di questi soggetti che non comunicano i dati, come previsto dalla legge 243 del 23 agosto 2004, al Casellario centrale». Non si sa, in particolare, quanti contributi vengono pagati e quante pensioni e per quali importi sono erogate.

I dati e la mancata trasparenza
Ad oggi, le amministrazioni ed enti che non comunicano i dati sono: Camera e Senato, che hanno proprie regole previdenziali approvate dagli stessi parlamentari sia per i propri dipendenti sia per deputati e senatori; la Regione Sicilia, «che gestisce un fondo di previdenza sostitutivo per i propri dipendenti», quindi fuori dal regime Inps; la Corte costituzionale per i giudici e i propri dipendenti (anche qui vige un regolamento interno); la Presidenza della Repubblica per il proprio personale; le Regioni a statuto ordinario e quelle a statuto speciale per le cariche elettive. Infine, c’è lo strano caso del Fama («una anomalia tutta italiana»), il Fondo agenti marittimi ed aerei, con sede a Genova, che gestisce la previdenza per gli agenti marittimi: «Non pubblica dati» e «non risulta sottoposto a particolari controlli», dice il Rapporto.

Un mondo a parte
Per ovviare a questa situazione, gli esperti coordinati da Brambilla hanno esaminato i bilanci degli enti e degli organi costituzionali per scattare una prima fotografia di questo mondo a parte. I dati sono contenuti nella tabella che pubblichiamo. Le 29.725 pensioni d’oro censite costano più di un miliardo e mezzo l’anno. Gli assegni medi oscillano tra i circa 40 mila euro lordi dei 16.377 pensionati della Regione Sicilia (3.338 euro al mese) ai 200 mila euro dei 29 ex giudici costituzionali (16.666 al mese), passando per i circa 91 mila euro dei vitalizi di Camera, Senato e Regioni (7.583 al mese), i 55 mila euro dei pensionati ex dipendenti del Parlamento e del Quirinale (4.583 al mese), che stanno un po’ peggio – si fa per dire – di quelli della Consulta, che ricevono in media 68.200 euro (5.683 al mese). Per avere un’idea di quanto siano ricchi questi assegni, basti dire che la pensione media dei dipendenti statali è di 26 mila euro lordi l’anno (2.166 euro al mese), quella dei dipendenti privati di 12.500 euro (1.041 al mese), quella degli avvocati di 27 mila euro (2.250 al mese) e quella dei dirigenti d’azienda di 50 mila (4.166 al mese).

Regole «autonome»
Ma non c’è solo questa sperequazione negli importi. C’è che le pensioni dell’«altra previdenza» hanno seguito sempre proprie regole sull’età di pensionamento, infischiandosene delle riforme generali. Sulla base di anacronistici e malintesi principi di autonomia hanno subito solo qualche timido correttivo ai loro privilegi e comunque con molto ritardo. Prendiamo i parlamentari. Fino al 1997 bastava aver fatto una legislatura (anche se le camere erano state sciolte anticipatamente) per andare in pensione a 60 anni e per ogni ulteriore legislatura il limite per ottenere il vitalizio si abbassava di 5 anni. Solo dal 2012 l’età di pensionamento è stata portata a 65 anni e servono 5 anni effettivi di legislatura. E comunque per ogni anno in più di presenza in Parlamento l’età pensionabile scende di un anno fino al limite dei 60 anni. Giova ricordare che per i comuni mortali, nel regime Inps, servono 66 anni e 7 mesi d’età per la pensione di vecchiaia oppure 42 anni e 10 mesi di lavoro per ottenere la pensione anticipata. Certo, un miliardo e mezzo di euro all’anno di spesa per le pensioni dell’«altra previdenza» sono una goccia rispetto al mare magnum dei 250 miliardi di euro che si spendono ogni anno per tutte le pensioni (pensioni, invalidità, superstiti). Ma una goccia che ancora oggi non accetta di confondersi con le altre.

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lunedì 15 febbraio 2016

Asdi: Sussidio per gli ultra 55enni



 Ecco come funzionerà

Debutta ufficialmente l’assegno di disoccupazione residuale, Asdi, previsto dal decreto legislativo 22/2015 in attuazione del Jobs Act. E’ stato infatti pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale il decreto del ministero del lavoro e delle politiche sociali 29 Ottobre 2015 che regola le modalità di erogazione del nuovo sostegno al reddito.

Il sostegno spetterà, in particolare, ai lavoratori che hanno fruito entro il 31 dicembre 2015 della Naspi per la sua durata massima a condizione di trovarsi ancora in uno stato di disoccupazione.

L’accesso all’Asdi prevede tuttavia diversi vincoli che non tutti i percettori di Naspi potranno soddisfare. In primis il sostegno spetta solo a coloro che fanno parte di un nucleo familiare in cui sia presente almeno un minore o ai lavoratori che abbiano almeno un’età pari ad almeno 55 anni o superiore e non abbiano maturato i requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato». Inoltre è necessario versare in una condizione di bisogno economico determinata attraverso il possesso «di una attestazione Isee, in corso di validità, dalla quale risulti un valore dell’indicatore pari o inferiore a 5mila euro.

L’Asdi corrisponde ad un importo che è l’equivalente del 75% della Naspi che è stata percepita precedentemente, a patto però che l’importo non superi il valore dell’assegno sociale: in parole povere, nel 2016 non è possibile ricerca un’Asdi superiore ai 448,07 euro al mese, tetto massimo per l’assegno sociale. Tale contributo, però, potrà essere integrato con un importo di 89,70 euro con un eventuale figlio a carico, di 116,60 euro con due figli a carico, 140,80 euro con tre figli e 163,30 con quattro figli a carico. Nell’ipotesi più positiva, l’Asdi corrisponderà ad una cifra vicina ai 600 euro al mese.

La corresponsione dell’assegno verrà associata e soprattutto vincolata alla ricerca attiva di lavoro, alla partecipazione alle attività di orientamento e formazione, predisposte dall’ufficio per l’impiego territoriale.Iniziative rese obbligatorie, pena la decadenza del beneficio. Beneficio che potrà essere mantenuto nel caso di un reimpiego con un reddito annuale non superiore a € 8.000 annui, a € 4.800 annui se autonomo. L’Asdi avrà una durata massima di sei mesi. La domanda andrà presentata in via telematica all’Inps che lo erogherà in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande.

Intanto il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali esprime dei chiarimenti sull’ASDI (assegno di disoccupazione) e la nuova sezione rivolta ai Centri per l’Impiego. “Il decreto che disciplina l’attuazione dell’ASDI è di imminente pubblicazione in Gazzetta Ufficiale – si legge in nota – Come già comunicato con la nota direttoriale del 29 dicembre 2015 prot.n. 33/6704, condizione necessaria per l’erogazione della nuova misura è l’aver sottoscritto il “Progetto personalizzato” presso i competenti Centri per l’Impiego. Come noto, sulla materia è intervenuto il D.lgs. 150/2015 che ha previsto analogo “Patto di servizio personalizzato”, non solo ai fini della concessione dell’ASDI, ma anche per i beneficiari della NASpI, misura che, come è noto, deve necessariamente precedere l’ASDI. Pertanto, nonostante il decreto attuativo in materia di ASDI non sia ancora stato pubblicato e l’entrata in vigore sia prevista per i primi giorni di febbraio, è possibile che i potenziali beneficiari dell’ASDI abbiano già sottoscritto il patto o siano in procinto di farlo. Al fine di agevolare la successiva erogazione della misura da parte dell’INPS, appare pertanto opportuno consentire sin da subito ai Centri per l’impiego di caricare i “Progetti personalizzati” già sottoscritti.

A tal fine è stata messa online la nuova sezione per la “Comunicazione ASDI” accessibile agli operatori dei Centri per l’Impiego nella relativa area riservata di Cliclavoro. I Centri per l’Impiego dovranno così comunicare, da oggi e in via esclusivamente telematica, le informazioni legate al Progetto personalizzato sottoscritto dai beneficiari ed agli eventi modificativi. La citata nota direttoriale del 29 dicembre 2015 prot.n. 33/6704 illustra le modalità operative con cui dovrà essere inviata tale comunicazione, i cui dati saranno trasmessi tramite cooperazione applicativa all’INPS che si occupa del riconoscimento e dell’erogazione del beneficio.

Si precisa che la comunicazione non costituisce richiesta del beneficio. A tal fine bisognerà attendere l’entrata in vigore del decreto e l’emananda circolare INPS che stabilirà le modalità di presentazione della domanda. Risultano pertanto prive di fondamento le notizie pubblicate a mezzo stampa secondo le quali dall’11 gennaio sia possibile richiedere la prestazione”.




sabato 13 febbraio 2016

Disoccupati e corsi di formazione




Il reimpiego dei disoccupati a Milano non funziona. Solo corsi di formazione a casaccio. E le risorse dell'assessorato tutte messe sulle startup tecnologiche. Questo l'atto d'accusa dell'Mdd, il movimento per i diritti dei disoccupati, che ha avanzato una sua proposta, ormai condivisa da molti.

“A un gruppo di futuri licenziati della Nokia, qualche mese fa, fanno fare un corso per certificatori ambientali. Dopo il corso, dicono, potrete fare i consulenti e certificare energeticamente le abitazioni con tutti i crismi. Benissimo. Lo fanno. Poi però a fine corso li avvertono. Guardate che queste certificazioni si trovano su internet a prezzi bassissimi, fra 30 e 50 euro. I proprietari delle case vanno su questi siti fatti da società online, inseriscono i dati catastali dell’appartamento e una settimana dopo ricevono la certificazione a 30 euro. In pratica stanno dicendo loro: tu devi aprire una partita Iva, diventare un libero professionista e andarti a scontrare su un mercato dove tu non puoi far pagare la certificazione meno di 100-150 euro, contro i 30 dell’online. Se mi formi a una professione impossibile quando finisco il corso di reinserimento sono punto e a capo”.

Mario Bonetti ha molti aneddoti da raccontare di questo tipo. Un vero museo degli orrori per lui, disoccupato "senior" dal gennaio del 2011, quando fu licenziato dall’associazione in cui lavorava per incompatibilità politiche. Da allora, cinque anni fa, Bonetti ha diligentemente seguito tutti gli iter di reimpiego previsti dal Comune di Milano e dalla Regione Lombardia. Lui e altri 60 disoccupati over-50 e alcuni di lungo periodo. Inutilmente. Alla fine hanno dato vita all’Mdd, il Movimento per i diritti dei disoccupati con sede provvisoria alla Camera del Lavoro, “ospitati dalla Fiom”.

“Il sistema del ricollocamento al lavoro a Milano e in Lombardia non funziona. Per questo abbiamo cominciato a organizzarci e a ragionarne assieme – dice Bonetti, portavoce del gruppo – E qui faccio un esempio personale. Quando fui licenziato, nel 2011, andai subito al Centro per l'Impiego (ex collocamento) e mi iscrissi a un corso per panificatori. Pensando che fosse una posizione richiesta a Milano. Bene, sono passati cinque anni, ho telefonato innumerevoli volte e la risposta è stata sempre la stessa: non abbiamo ancora raggiunto un numero sufficiente di adesioni”.

I sessanta dell’Mdd sono solo una piccola pattuglia dei 5mila disoccupati adulti stimati dall’Istat a Milano. “ma se aggiungiamo gli “scoraggiati”, quelli che non cercano più lavoro si arriva tranquillamente al doppio. E se estendiamo il perimetro alla città metropolitana si cresce a 28mila disoccupati ufficiali”.

Su questo spazio, purtroppo in crescita, le politiche non sono molto mirate o innovative. “Si prendono 300 persone, li si smista ai percorsi di formazione, gli istituti me li formano e l’unica cosa che ottengo, io disoccupato,  è di scrivere sul mio curriculum che ho fatto un bel corso di inglese, di informatica di base o avanzata. Nel nostro gruppo ci sono tante persone che hanno seguito questi percorsi. Disoccupati erano e disoccupati restano”.

Un problema vitale per i sessanta. Che li ha spinti a riflettere. E ora ad agire.

“La nostra proposta, che abbiamo già avanzato al Comune e alla Regione, è diversa. Invece di partire dalla coda partiamo dalla testa. Istituiamo un tavolo cittadino permanente e mirato. Al tavolo, oltre all’assessorato al Lavoro del Comune, i rappresentanti degli imprenditori, industria, artigianato, commercio, degli enti di formazione, dei lavoratori, dei disoccupati. Il tavolo ha il compito di monitorare il mercato del lavoro e di individuare le richieste effettive. E sulla base di queste richieste effettive produrre progetti di formazione mirati, senza spendere a casaccio 500mila euro per formare 300 persone che poi non trovano il lavoro.

Faccio l’ipotesi dei panificatori. C’è richiesta per trenta di loro, uso i fondi per formarne altrettanti.

Se le associazioni di categoria segnalano la mancanza di certe posizioni professionali da parte di alcune aziende, queste verranno chiamate per definire un accordo con il Comune per rendersi disponibili a eventuali stage, al termine del quale assumeranno la persona formata. Con un contratto che prevede termini e durata del successivo contratto di assunzione”.

Un percorso piuttosto diverso da quello di oggi. Non solo per il labirinto della formazione “casuale” ma anche per un altro rischio.  “Se guardiamo con attenzione i dati della Dote Unica Lavoro della Regione Lombardia, questi  non paiono molto confortanti. La Regione parla di 80mila posti di lavoro disponibili. Poi qualcuno è entrato nel merito e ha scoperto che erano sì 80mila, ma in contratti a tre mesi, a voucher, co-co-co precari e persino false partite Iva. In cui tocca a te pagare le tasse, e se non stai dentro i tremila minimi euro annui ci rimetti pure”.

Casualità da un lato e dall’altro precariato. E dentro sprechi di danaro pubblico, sulle spalle anche dei disoccupati. Il danno e la beffa.

“I corsi di formazione producono un numero di posti di lavoro molto limitato –  osserva Bonetti -  Costano cifre tali che se li dai a una cooperativa ti mette in piedi un’attività da 30 persone. C’è una volontà di non toccare questo business della formazione già in passato attraversato da inchieste giudiziario? A noi questo interessa poco, al di là dell’indignazione civile. A noi servono interventi reali della politica. Posti di lavoro nuovi, anche pochi, ma reali”.

Quel che è certo è che l’Mdd è piuttosto critico sulle politiche dell’attuale assessorato al Lavoro del Comune, guidato da Cristina Taiani. “Come disoccupati di lungo periodo e di età avanzata siamo molto perplessi su questa politica che punta tutto sulle startup, sui giovani e una fetta molto limitata di noi.

Qui parliamo di innovazione tecnologica. Ma noi, per età e studi, non possiamo permetterci di competere in questo campo. Inventandoci una startup su chissà cosa. Siamo sostanzialmente tagliati fuori”. Sacrificati sull’altare di una politica orientata in tutt’altra direzione. “In questo momento questo è il peggiore buco del Comune di Milano. Perché non riguarda solo 5mila disoccupati ufficiali, ma circa 10mila milanesi disoccupati”.

L’Mdd e il suo portavoce Bonetti non si sono però dati per vinti. “La nostra proposta è stata inviata a tutti i capigruppo comunali e al presidente del consiglio comunale Basilio Rizzo. Verbalmente, esponendola, tutti o quasi hanno detto che era una proposta percorribile. E da percorrere.

Noi però sappiamo che siamo in campagna elettorale. E ad alcuni non crediamo. Invece per altri è il contrario. Dopo un mio intervento in Piazza Oberdan per un incontro con la  Balzani, mi ha avvicinato un signore che mi ha chiesto di rimanere in contatto. Dicendomi: la pensiamo allo stesso modo, incontriamoci. Mi ha dato il suo bigliettino, era il vicepresidente della Confesercenti”.

Organizzazione piuttosto agnostica politicamente, ma interessata a un costante e efficace mercato del lavoro attivo a Milano.




mercoledì 10 febbraio 2016

MDD e gli over 50 senza lavoro e pensione



"Signor ministro del Lavoro, che fine hanno fatto le misure da lei più volte annunciate, ma sempre rinviate, per il reinserimento lavorativo degli ultracinquantenni e per anticipare il pensionamento degli over 55 che non riescono più a rientrare? (...)
Chi vi scrive è una di quel mezzo milione e più persone che hanno perso il lavoro dopo i 50 anni e ora sono troppo vecchi per ritrovarlo e troppo giovani per andare in pensione. Persone che - almeno quelle che conosco - le hanno provate tutte, disposte ad adattarsi, senza puzza sotto il naso, perché il lavoro è dignità umana e sociale, indipendenza economica, libertà personale; ma che alla fine si sono dovute rassegnare e hanno smesso di cercare. Nel mio caso, poi, oltre la beffa costituzionale (articolo 4: la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto) c'è pure il danno giudiziario.

Noi over 50 disperati senza lavoro e pensione.
 Lettera aperta al governo

Signor Presidente del Consiglio, l'Italia sarà anche ripartita e sarà pure tornata la fiducia nel futuro, ma deve essere accaduto da qualche altra parte: nell'Italia che vivo io da un po'di anni a questa parte di ripartenza e fiducia non c'è traccia, la crisi è sempre buia, e se si vede una luce in fondo al tunnel è quella del treno che ti sta correndo contro.

Signor ministro del Lavoro, che fine hanno fatto le misure da lei più volte annunciate, ma sempre rinviate, per il reinserimento lavorativo degli ultracinquantenni e per anticipare il pensionamento degli over 55 che non riescono più a rientrare? Signor ministro della Giustizia, che ne è stato dell'impegno assunto solo pochi mesi fa dal governo per rendere la giustizia civile più efficiente, meno lumaca e per smaltire entro breve tempo la montagna di cause arretrate?

Chi vi scrive è una di quel mezzo milione e più persone che hanno perso il lavoro dopo i 50 anni e ora sono troppo vecchi per ritrovarlo e troppo giovani per andare in pensione. Persone che - almeno quelle che conosco - le hanno provate tutte, disposte ad adattarsi, senza puzza sotto il naso, perché il lavoro è dignità umana e sociale, indipendenza economica, libertà personale; ma che alla fine si sono dovute rassegnare e hanno smesso di cercare. Nel mio caso, poi, oltre la beffa costituzionale (articolo 4: la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto) c'è pure il danno giudiziario. Perché io, in realtà, dal 30 aprile scorso avrei già maturato i requisiti per andare in pensione, ma non posso andarci perché una parte dei contributi previdenziali che concorrono a far maturare quel diritto da ben 6 anni sono congelati da un contenzioso tra il mio Istituto di previdenza e il mio ex datore di lavoro.

Fino al 2009, per 10 anni, ho fatto il capo ufficio stampa della Provincia di Bologna con contratti co.co.co. Uno degli artifizi all'italiana. Essendo bloccati turnover e concorsi, quando la pubblica amministrazione aveva bisogno di sviluppare determinati servizi ricorreva a contratti esterni, formalmente di collaborazione ma nella sostanza di lavoro dipendente. Tanto che una ispezione dell'istituto di previdenza, l'Inpgi, a fine 2009, accertò la sussistenza di un lavoro dipendente mascherato da un contratto co.co.co. La Provincia fu sanzionata con una multa da 50mila euro e l'obbligo di versare 5 anni di contributi arretrati all'Inpgi (quelli precedenti, purtroppo, erano già prescritti). Fece ricorso in via amministrativa, ma la Commissione interregionale preposta respinse il ricorso e confermò l'accertamento dell'Inpgi.

Invece di prendere atto e adeguarsi, la Provincia fece allora una causa di lavoro contro l'Inpgi, a Roma, mentre io ne avviavo una per risarcimento danni, a Bologna. Ci voluti 4 anni solo per arrivare alla sentenza di primo grado. Il 5 dicembre 2013 il giudice del lavoro di Roma ha dato ragione all'Inpgi e torto alla Provincia, definendo "totalmente infondato" il ricorso e condannandola anche a pagare per intero le spese processuali. Ma la Provincia, che nel frattempo non c'è più, ha presentato appello. Altri due anni persi, appello fissato per il 2 dicembre 2015. Ma nei giorni scorsi il giudice - che non sa o non gli importa che io e tanti come me siamo appesi a quelle sentenze come i naufraghi all'ultimo pezzo di legno della barca affondata - ha deciso il rinvio d'ufficio: un annetto appena, al novembre 2016.

E a Bologna, dove il giudice in prima istanza non ha accolto il mio ricorso per risarcimento danni ritenendo che per il fatto che non dovevo timbrare il cartellino "non è provato che il rapporto di collaborazione si sarebbe svolto nelle forme del lavoro subordinato", l'appello inizialmente fissato al 22 gennaio 2015 è stato rinviato al febbraio 2016. Così, in un mondo che ormai cammina più sugli annunci e le percezioni che sui fatti, io oggi sono un pensionato virtuale, con buone aspettative economiche e di vita annunciate, che però ha la percezione di essere finito in un mare di guai. Ho 58 anni e, avendo cominciato a lavorare molto presto, ho 39 anni di contributi previdenziali versati. Ho una famiglia, dei figli che dovrei mantenere, il mutuo della prima casa da pagare. Da 6 anni non ho più un contratto di lavoro stabile, da tre sono senza un'occupazione, da due senza disoccupazione, costretto a versare salatissimi contributi previdenziali volontari per non perdere l'orizzonte della pensione.

Ho mandato centinaia di curriculum, presentato decine di domande, partecipato a selezioni pubbliche che poi, quasi sempre, altro non erano che bandi sartoriali cuciti addosso al predestinato di turno: tutto inutile. Ho presentato progetti editoriali, mi sono proposto per lavori con partita iva e da giornalista freelance, spesso accolti da grandi dichiarazioni di interesse... Purché non pretendessi di essere pagato. Alla fine mi sono dovuto accontentare di alcune collaborazioni mal retribuite. Tiro avanti con quelle e con i prestiti che ho dovuto chiedere per poter continuare a pagare le rate del mutuo e versare le mensilità della previdenza volontaria. Non sto a dirvi delle umiliazioni, degli effetti che queste vicende provocano sulle nostre vite, nelle relazioni, in famiglia, perfino sulla salute.

L'Inpgi contempla ancora il pensionamento anticipato con penalizzazioni dai 57 anni di età con 35 anni di contributi versati. Ma io, che ho 58 anni di età e 39 anni di contributi, in pensione non ci posso andare. Perché questo Paese è maestro nel complicare la vita ai suoi cittadini (o, almeno, a una parte di essi) e sulla previdenza ha partorito leggi assurde. Come quella che prevede per chi fa lo stesso identico mestiere ma con contratti diversi, da lavoro dipendente o autonomo, casse previdenziali separate che non dialogano tra loro e con regole d'accesso alla pensione diverse.

Tanto per restare al mio caso: io ho 30 anni di contributi giornalistici da lavoro dipendente alla gestione principale dell'Inpgi e 9 anni di contributi giornalistici alla gestione separata, sempre dell'Inpgi. Facevo il giornalista prima, quando ero assunto nei giornali e facevo il giornalista dopo, quando lavoravo come co.co.co. per la pubblica amministrazione. Nel primo caso, però, i contributi andavano alla gestione principale, nel secondo a quella separata. Ma Inpgi 1 e 2 non si possono sommare. Si può chiedere il ricongiungimento oneroso e io l'ho fatto: mi è stata chiesta la modesta somma di 360mila euro. Dal momento che non sono ricco di famiglia, ho rinunciato. Oppure si può andare in pensione con il sistema della "totalizzazione", ricongiungendo le diverse posizioni previdenziali nell'Inps. Ma in questo caso servono 40 anni e 7 mesi di contributi. Ci dovrei arrivare nella primavera del 2017. Ma quando ci arriverò, un'altra legge truffa - quella sulle "finestre d'uscita" che altro non sono che un allungamento mascherato dell'età pensionabile - mi farà aspettare altri 21 mesi, quindi fino al 2019, prima di cominciare a pagarmi la pensione. Da qui ad allora, per altri 4 anni, senza un contratto di lavoro e uno stipendio, dovrei contribuire a mantenere la mia famiglia, onorare le scadenze del mutuo prima casa, versare i contributi previdenziali volontari che mancano, pagarmi l'assicurazione sanitaria dei giornalisti. Come farò non lo so. Forse dovrò vendere l'unica ricchezza che possiedo: la casa, già ipotecata dal mutuo.

E il governo che fa, signor Presidente del Consiglio e signori Ministri? Niente. Nessuna indennità di disoccupazione o reddito minino, niente sgravi e agevolazioni fiscali. Sa solo dirci: "Arrangiatevi". E fare leggi per rinviare i pensionamenti allargando le "finestre di uscita" e aumentando le "aspettativa di vita" degli italiani. Tanto varrebbe approvarne una sulle "aspettative di morte" dei pensionandi da parte dello Stato: sarebbe meno ipocrita. Però l'Italia è ripartita, c'è più lavoro, la giustizia non è più lumaca e gli ultracinquantenni, che intanto sono diventati sessantenni, possono stare più sereni, in questo Truman show.




venerdì 5 febbraio 2016

Trasporti gratuiti per disoccupati e precari




BANDO
Milano Viaggia con te



Abbonamenti gratuiti Atm per disoccupati e precari: il bando
Le domande potranno essere presentate dal 18 al 21 febbraio. Tajani: “Un aiuto concreto per agevolare la mobilità di chi ha perso il lavoro o vive in situazioni di precarietà”

Torna per il quarto anno consecutivo “Milano Viaggia con te”, l’iniziativa promossa dall’assessorato alle Politiche per il Lavoro del Comune di Milano che mette a disposizione abbonamenti annuali gratuiti Atm per disoccupati e giovani precari.

Le richieste di partecipazione, utili ad assegnare il numero di pratica per l’inserimento della domanda, potranno essere inoltrate dal 18 al 21 febbraio.

I requisiti per accedere al bando sono: la residenza a Milano per i cittadini italiani, l’attestato di iscrizione anagrafica al Comune di Milano per i cittadini europei e, per i cittadini extraeuropei, l’essere in regola con il permesso di soggiorno.

Chi ha perso il lavoro prima del 21 dicembre 2015 dovrà essere in possesso della certificazione dello stato occupazionale rilasciata dal Centro per l’impiego di Milano. I disoccupati a partire dal 21 dicembre 2015 dovranno richiedere il rilascio della dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (Did) rilasciata attraverso il sistema informativo regionale
 al link                           http://gefo.servizirl.it/dote/

Per procedere alla prenotazione per la presentazione della domanda basterà collegarsi a


(il link sarà attivo a partire dal 18 febbraio) anche da smartphone o tablet, inserendo nome, cognome, codice fiscale, indirizzo e-mail e la tipologia di stato occupazionale con cui si partecipa, ovvero se si è disoccupati o precari. Entro 24 ore si riceverà una mail con il numero di prenotazione, oltre a tutte indicazioni sulla procedura da seguire e le date per l’invio della domanda di partecipazione al bando.
La comunicazione avverrà non prima della seconda settimana di marzo 2016 per gli assegnatari disoccupati, per i precari non prima dell’ultima settimana di aprile 2016.
Il bando è rivolto a coloro che non hanno ricevuto l’abbonamento Atm gratuito grazie all’edizione 2015 di "Milano Viaggia con te".
Tutte le informazioni sono disponibili al link
                             http://www.lavoroeformazioneincomune.it/milano-viaggia-con-te-2016/

Lo sforzo del Comune di Milano e' lodevole ma presenta alcune insufficienze :
I numero delle tessere gratuite e' LIMITATA solo 1000 persone possono fruirne , quindi se partecipate al bando dovete essere collegati alla pagina ( link sopra a queste righe) prima delle ore 12 del giorno 18 Febbraio , alle 12.00 esatte scatta la possibilita' di compilare con i propri dati , poi cliccate invio se tutto e' correttamente compilato riceverete nella vostra casella postale un numero col quale vi potete recare all'uffico ATM ,
ed avviare la procedura col tesserino, foto, ecc AVETE VINTO 1 ANNO GRATIS
Alle ore 12.15 si e' già raggiunto il numero di abbonamenti gratuiti disponibili.
Inoltre chi ha usufruito del servizio l'anno precedente , ne e' ESCLUSO  quest' anno.


ECCO LE NOSTRE PROPOSTE  



MOVIMENTO per i DIRITTI dei DISOCCUPATI

Documento proposta su trasposto urbano a favore dei disoccupati
I disoccupati tutti, rappresentano una fetta importante delle nuove fasce deboli e, una delle loro priorità è la ricerca del lavoro, entro e fuori i confini della città di residenza. Le scarse disponibilità economiche comportano limitazioni nell’uso di autovetture per girare alla ricerca di un lavoro. Riteniamo che la gratuità o comunque un abbonamento fortemente scontato dei mezzi pubblici sia un elemento importante e , laddove già esistono forme di gratuità per i senza lavoro, queste vadano necessariamente implementate nei numeri, con criteri più inclusivi. Il Comune di Milano da qualche anno emette un bando per il rilascio di tessere gratuite per i disoccupati, ma le risorse messe a disposizione, e il criterio dell’isee, limitano fortemente il numero di disoccupati che accedono al bando ( circa 1000) su 5000 residenti nel comune di Milano ( questi dati sono relativi calcolati presumendo che dei 28.000 disoccupati dell’area metropolitana milanese (7.7% del dato regionale) 1l 15% sia su Milano città.
Formuliamo le seguenti proposte sulle quali confrontarci attraverso una audizione, con l’Assessorato trasporti e la relativa Commissione:

1) Tessera illimitata, con unico vincolo orario di punta, e con un costo mensile a carico del disoccupato molto basso o comunque che rientri nelle disponibilità medie della persona. Si potrebbe in questa seconda ipotesi utilizzare il meccanismo attualmente vigente destinato agli over 65, ai quali viene riconosciuta una tessera mensile che costa 16 €, e ai quali non viene richiesto l’Isee. Nel caso del disoccupato vale quanto sopra, l’iscrizione ai Centri per l’Impiego.

2) Tessera con vincolo del numero di viaggi giornalieri/settimanali/mensili
Requisito richiesto iscrizione ai Centri per l’Impiego attestanti lo stato di disoccupazione
3) Valutare possibilità di ampliare le tessere ai disoccupati su area metropolitana

Altre proposte potranno emergere da un confronto diretto con L’assessorato competente, ma ribadiamo, devono essere proposte fortemente inclusive che partano dal presupposto che lo stato di Disoccupato sia la condizione assoluta dei criteri di erogazione della tessera ATM.
Nella definizione della questione, la rappresentanza dei disoccupati, deve avere SEMPRE un interlocutore presente, attraverso il quale rapportarsi all’intera categoria della quale è conoscitore profondo delle difficoltà, vivendole direttamente.
Auspichiamo fortemente che le nostre proposte possano essere vagliate rapidamente e in questa Consigliatura, la campagna elettorale in atto , non può essere elemento di rimando al dopo elezioni. I disoccupati soffrono di difficoltà pesanti, anche dal punto di vista psicologico, e la soluzione del problema trasporto, sarebbe un segnale importante che darebbe una dose di serenità, sia pure relativa, a migliaia di persone.

Il Portavoce

Pubblichiamo la risposta dell'Assessore Tajani in merito al bando ATM e alla nostra richiesta di incontro. Noi pensiamo che spazi di manovra ci siano ancora, l'attuale Amministrazione cessa le sue funzioni a Maggio 2016. Ci faremo sentire.
Gentile MDD,
la ringraziamo per l’attenzione e per le sue proposte in relazione al bando ATM “Milano viaggia con te”.
L’iniziativa, nata alcuni anni orsono grazie a risorse finanziarie messe a disposizione dal Consiglio comunale mediante l’approvazione di una apposita voce di bilancio, e con l’espressa indicazione delle modalità di concessione degli abbonamenti, si è mantenuta tale nel corso delle varie edizioni, con la sola eccezione di quella riservata alle famiglie numerose che non venne più riproposta non avendo esaurito i fondi a disposizione.
I criteri fondamentali su cui si basa la possibilità di presentare la domanda, tra i quali la residenza a Milano, sono indicati nel bando, e prevedono il rilascio di abbonamenti gratuiti.
Molti altri parametri potrebbero essere presi in esame al fine di rilasciare abbonamenti di diversa tipologia, anche con compartecipazione al pagamento o con estensione all’area metropolitana, ma queste ipotesi richiederebbero approfondimenti di natura tecnica, per ora non realizzabili, poiché il bando ATM 2016 appena pubblicato sarà l’ultimo previsto da questa Giunta.
Cordiali saluti.





martedì 2 febbraio 2016

DEFLAZIONE SALARIALE: Vi hanno disoccupati apposta


DEFLAZIONE SALARIALE

D’Attorre (PD): vi hanno disoccupati apposta!
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D'Attorre (PD): Vi hanno disoccupati apposta!
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“È naturale che per questa strategia la disoccupazione debba rimanere alta. Uno dei parametri a cui siamo inchiodati è quello della disoccupazione strutturale. Questi genii di Bruxelles hanno stabilito che ogni Paese ha un certo tasso di disoccupazione sotto il quale non può scendere perché altrimenti sale l’inflazione. Cioè noi nel DEF abbiamo scritto che nei prossimi anni la disoccupazione non scenderà sotto il 12%, come obiettivo quasi dichiarato del Governo.”

Così Alfredo D’Attorre (PD) a maggio scorso, in televisione.





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