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sabato 16 settembre 2017

Riunione Periodica MDD il 20-09-2017



Riunione Periodica MDD il 20-09-2017
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a tutti :
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dalle ore 15.00
presso c.so Porta Vittoria 43
Camera del Lavoro di Milano
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1) Programmazione azioni ed eventi stagione 2017-2018
2) Statuto Associazione
3) Rapporti con le istituzioni
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Ci riuniamo periodicamente in Camera del Lavoro Milano 
- Corso di Porta Vittoria 43 - Sala Fiom 2° piano. 
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mercoledì 30 agosto 2017

Reddito di Inclusione 2018



Reddito di inclusione requisiti 2018 
Rei cos'è e come funziona? 
A chi spetta, importo e limiti reddito Isee ISR come fare a richiederlo e modulo domanda



Reddito di inclusione 2018, è il nuovo sussidio universale nazionale contro la povertà delle famiglie che risiedono in Italia e che presto entrerà in vigore al posto del SIA, sostegno inclusione attiva.
Il REI, approvato dal Senato con il Ddl povertà 2017, ossia, il disegno di legge recanti norme per il contrasto alla povertà e per il riordino dei servizi sociali in  realtà ciò che è stato approvata è la delega sul reddito di inclusione attiva di 485 euro al mese per le famiglie che conferisce al Governo, una delega per l’adozione, entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della legge (quindi entro settembre 2017, di uno o più decreti legislativi).
Il nuovo reddito di inclusione non sarà però un regalo o un contributo economico una tantum, ma un aiuto al reddito vincolato e condizionato ad un accordo tra il cittadino ed gli enti locali, basato sull’impegno a seguire un percorso mirato e personalizzato che parta dal mandare i figli a scuola fino ad arrivare ad accettare  lavori o seguire corsi per un’eventuale formazione professionale.
In data 14 aprile 2017, firmato dal Premier Paolo Gentiloni e l'Alleanza contro la povertà, lo storico Memorandum reddito di inclusione sociale.
In data 29 agosto 2017, Il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il decreto legislativo che introduce il reddito di inclusione (Rei) dal 1° gennaio 2018 si potrà presentare la domanda.
Vediamo quindi cos’è e come funziona il REI, Reddito di inclusione 2018 requisiti per ottenerlo e quant’è l’importo del bonus che spetta alle famiglie povere che varia in funzione del n° dei componenti del nucleo familiare e che può arrivare fino a 485 euro al mese.

Reddito di inclusione: cos’è?
Che cos'è il Reddito di inclusione 2018? Il reddito di inclusione, REI è il nuovo sussidio universale conto la povertà delle famiglie, a cui il Governo sta lavorando affinché la nuova misura venga introdotta ed applicata entro i prossimi mesi, con il Ddl povertà 2017, appena approvato al Senato ed ora in via definitiva dal Consiglio dei Ministri.
Il nuovo piano nazionale contro la povertà si caratterizza, quindi è una misura universale, un reddito di inclusione che non sarà però riservato solo ad alcune categorie di persone 
ma a tutti i cittadini poveri.
Inoltre, il reddito inclusione o assegno di povertà, non è una tantum ma un intervento strutturale, ossia, presente e richiedile per sempre in Italia, o almeno fino a quando ci saranno abbastanza risorse economiche per mantenerlo.
Con la nuova legge delega, il Governo, ha dovuto quindi:
introdurre la nuova misura nazionale di contrasto della povertà, per garantire a tutti i cittadini un tenore di vita dignitoso e favorire l'inclusione sociale attraverso il cd. RIA, reddito di inclusione sociale per quanti, in possesso dei requisiti di reddito ISEE ed altri, presenteranno la domanda per ottenere un bonus da 500 euro al mese.
Riordinare e razionalizzare le prestazioni di natura assistenziale contro la povertà, fatta eccezione delle prestazioni rivolte ai cittadini non più in età da lavoro, famiglie con fgli o con disabili ed invalidi;
Rafforzare l coordinamento dei servizi sociali.

Reddito di inclusione 2018: regole
In data 14 aprile 2017, il premier Paolo Gentiloni, ha firmato insieme all’Alleanza contro le povertà un memorandum reddito inclusione sociale, Reis contente le linee guida e:
Requisiti per determinare l’accesso al nuovo assegno universale per le famiglie povere;
I criteri per fissare l’importo spettante con il REIS;
I meccanismi per ridurre al minimo le possibilità che il contributi del reddito di inclusione sociale si trasformi in un disincentivo economico alla ricerca di una nuova occupazione;
L'attivazione di finanziamenti strutturali per i servizi alla persona e dei servizi;
L'individuazione di una struttura nazionale permanente che aiuti le amministrazioni territoriali competenti, la definizione delle attività di monitoraggio continuo della misura e la definizione di forme di gestione associata della stessa. 
E poi ancora:
Raggiunta anche una nuova intesa tra Stato ed Alleanza, per quanto riguarda il reddito Isee, infatti, al fine di non renderlo l’unico requisito per accedere al Reddito Inclusione sociale (Reis), la nuova misura terrà conto anche del reddito disponibile, in modo tale da consentire l’accesso anche da parte di quelle persone che pur possedendo la casa di abitazione versa comunque in uno stato di povertà. La soglia ISEE per accedere al Reis, quindi passa dagli attuali 3.000 euro previsti dal SIA, 
a 6.000 euro di reddito ISEE.
Riguardo l’importo del reddito di inclusione sociale, sarà calcolato sulla differenza tra il reddito disponibile e la soglia di riferimento ISR, ossia, la componente reddituale dell'Isee che tiene conto della scala di equivalenza. In base a ciò, il contributo economico REIS, dovrà coprire il 70% della differenza così calcolata che comunque non potrà essere inferiore all’importo dell’assegno sociale che per il 2017 è pari a 448,07. Dal suddetto importo, vanno inoltre sottratte le somme percepite dalle altre misure assistenziali percepite dal nucleo familiare,
 ad eccezione dell’assegno di accompagnamento. 
Al fine di evitare che reddito di inclusione si trasformi in un disincentivo alla ricerca di un'occupazione stabile, il Ministero del Lavoro, è a lavoro per mettere in atto meccanismi per i quali il Reis, possa essere erogato anche nel caso in cui vi sia un aumento del reddito al di sopra della soglia di accesso al beneficio. 
Riguardo invece ai servizi per l'inclusione, il memorandum, prevede che Il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali s'impegni ad introdurre nel Fondo alla lotta alla povertà dei finanziamenti strutturali per i servizi relativi al Reis in forma di quota vincolata da destinare ai territori, per garantire adeguate risorse umane ed economiche. 
Entro la fine dell'anno, il Ministero del Lavoro, 
illustrerà il piano di monitoraggio per verificare l'applicazione del Reis in Italia.

Reddito di inclusione 2018: come funziona il REI?
Come funziona il Reddito di inclusione? Il REI è un contributo economico che spetta ai cittadini che vivono in povertà. Tale sussidio universale, è un nuovo strumento cugino al SIA, Sostegno di inclusione attiva, avviato dal Governo l settembre scorso in via sperimentale.
Ora la sperimentazione è terminata, ed entro pochi mesi, 
il RIA prenderà il posto dell'attuale Carta SIA.
I cittadini pertanto che vivono in una situazione disagiata dal punto di vista lavorativo, economico e abitativo potranno contare ora, sul nuovo sussidio contro la povertà ma questo sostegno non sarà riconosciuto senza chiedere nulla in cambio. Il cittadino, infatti, percettore dell’assegno di povertà sarà obbligato a sottoscrivere un accordo personalizzato ed hoc con il Comune 
basato su impegni ben precisi, quali ad esempio:
Mandare i figli a scuola e mantenere una performance scolastica adeguata;
Tutelare la salute dei ragazzi e dei bambini;
Impegnarsi nella ricerca attiva di un’occupazione, per velocizzare così il reinserimento delle persone disoccupate ed inoccupate all’interno della famiglia;
Il progetto REI, pertanto vedrà da una parte i Comuni che avranno il compito di erogare il sussidio universale in associazione ad un accordo personalizzato con il cittadino, l’INPS che sarà l’ente pubblico che si occuperà di attuare il piano e mettere a disposizione l propri servizi telematici per ricevere e trasmettere ai vari organi, la domanda reddito inclusione attiva da parte dei cittadini ed infine il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che avrà il compito di vigilare e verificare l’efficacia del nuovo sussidio universale contro la povertà 
con l’effettiva integrazione sociale della famiglia.

Reddito di inclusione importo: quanto spetta di bonus e come si calcola?
Come spiegato dal ministro Poletti, subito dopo l'approvazione del Ddl povertà ala Senato, "A breve grazie alla maggiore disponibilità di risorse (1,6 miliardi per il 2017) sarà emanato un decreto che amplierà la platea di beneficiari raggiungendo oltre 400 mila nuclei familiari, per un totale di 1 milione e 770 mila persone".
Il bonus da 400 euro al mese previsto dall'attuale SIA, 
sarà elevati a circa 480 euro estendendo i requisiti di accesso.
Come si calcola l'importo che spetta con il reddito inclusione sociale? Il calcolo degli importi mensili spettanti alla famiglia beneficiaria del Reis, si effettua sulla base della differenza tra il reddito disponibile e la soglia di riferimento ISR, ossia, la componente reddituale dell'Isee che tiene conto della scala di equivalenza. In base a ciò, il contributo economico REIS, dovrà coprire il 70% della differenza così calcolata che comunque non potrà essere inferiore all’importo dell’assegno sociale che per il 2017 è pari a 448,07. Dal suddetto importo, vanno inoltre sottratte le somme percepite dalle altre misure assistenziali percepite dal nucleo familiare, 
ad eccezione dell’assegno di accompagnamento. 
Per sapere esattamente quanto spetta con il REI, occorre attendere il il decreto attuativo che fisserà gli importi del reddito di inclusione.
L'importo reddito di inclusione andrà da 190 euro fino a 485 euro in caso di famiglie numerose per una durata massima di 18 mesi.
Per conoscere le modalità di calcolo reddito di inclusione, 
ti rimandiamo al nostro articolo di approfondimento.

A chi spetta il Reddito di inclusione 2018? Requisiti domanda carta REI:
Dal momento che il nuovo sussidio universale per i poveri, non è ancora giunto ad essere un intervento ufficiale finito, per adesso possiamo solo prevedere quali potrebbero essere, gli eventuali requisiti e condizioni per presentare la domanda ed avere diritto all'assegno di povertà 2018 ed ottenere quindi la carta REI 2018, 
una sorta di reddito di cittadinanza per le famiglie che vivono in povertà.
Tra i requisiti reddito di inclusione e i criteri preferenziali per ottenere il bonus, si deve attendere l'emanazione del decreto.
I requisiti reddito di inclusione:
presenza di figli minori,
nuclei familiari monogenitoriali per esempio madre single,
presenza di disabili in famiglia,
presenza di disoccupati
Basso ISEE. Con il passaggio dal SIA al REI la soglia di reddito ISEE è aumentata a 6.000 euro.



 In pratica, reddito di inclusione requisiti 2018:
Reddito di inclusione requisiti 2018  
Requisiti ISEE e ISR

Soglia Isee fino a 6.000 euro: se poi nell'arco dell'anno, dovesse cambiare la situazione lavorativa o reddituale della famiglia, si dovrà presentare un Isee corrente e un Isr più semplice. Al fine poi di evitare che la carta REI reddito di inclusione, si trasformi che in un disincentivo alla ricerca del lavoro, la legge ha previsto la possibilità che il beneficio possa continuare ad essere erogato, almeno in parte e solo per alcuni altri mesi, anche in caso di nuovo lavoro o di un aumento di reddito.
soglia ISR fino a 3.000 euro, per la parte patrimoniale. L'IRS, è l'indicatore della Situazione Reddituale, calcolato sulla base della somma dei tutti i redditi meno le detrazioni, le franchigie e i redditi esenti. L'IRS, in pratica calcola l'effettiva disponibilità economica delle famiglie, 
sottraendo eventuali affitti pagati.


Requisiti patrimonio immobiliare
la soglia è sotto 20mila euro al netto dell'abitazione principale, 
ciò significa che possono accedere al beneficio anche i proprietari di prima casa 
che vivono in condizioni di povertà.

Requisiti patrimonio mobiliare fino a 10.000 euro 

A chi non spetta la carta REI?
Il reddito di inclusione non spetta quando un qualsiasi componente del nucleo familiare, fruisce:
della NASpI o di altro ammortizzatore sociale per la disoccupazione involontaria.
Se nei due anni precedenti la domanda hanno acquistato un'auto, moto o barche.
In attesa del decreto di attuazione del REI e dell'approvazione del modulo domanda reddito di inclusione, ricordiamo che è richiedibile la nuova social card.

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giovedì 10 agosto 2017

Reddito per Disoccupati : F-35 , TAV , Guerra in Afganistan


F-35 : Costi Raddoppiati, ma non possiamo ritirarci

I magistrati contabili sul programma del super-caccia: già 5 anni di ritardo,
ma la quantità di fondi impegnati ci obbliga a proseguire nel progetto

Il programma per gli F-35 ha accumulato un ritardo "di almeno cinque anni sulla tabella di marcia originaria" con costi "quasi raddoppiati rispetto alle previsioni iniziali". Lo evidenzia la Corte dei Conti, nella relazione speciale sulla partecipazione italiana al programma Joint Strike Fighter F-35 Lightning II, osservando tuttavia che "la valutazione complessiva del progetto deve tener conto, proprio in termini squisitamente economici, della circostanza che l'esposizione fin qui realizzata in termini di risorse finanziarie (3,5 miliardi di euro fino a fine 2016 e più di 600 milioni ulteriori previsti nel 2017), strumentali ed umane è fondamentalmente legata alla continuazione del progetto".

Il volume economico stimato per i prossimi vent'anni, pur nella sua visione più ottimistica, assume dimensioni ragguardevoli (circa 14 miliardi di dollari) e non va sottovalutato l'effetto moltiplicatore sull'indotto. Gli Stati Uniti, spiega la magistratura contabile, "hanno ridotto di quasi il 50% il numero di velivoli ordinati nelle fasi iniziali. L'avvio della fase di full rate production, inizialmente previsto per il 2016, è stato progressivamente posticipato, ed è attualmente previsto a partire dal lotto di produzione 15 (2021-2022), con un ritardo di almeno 5 anni".

"I costi unitari - osserva ancora la Corte dei conti - sono praticamente raddoppiati, e solo negli ultimi anni si sono manifestati segnali di miglioramento, in termini di maggiore efficienza produttiva e della catena di approvvigionamento da parte dei sub-fornitori". "Nel 2001 il costo medio di acquisizione era stimato a 69 milioni di dollari; oggi è di 130,6 milioni - si legge nella relazione -. Si segnala tuttavia una tendenza alla riduzione (-4,67%) in raffronto alle analoghe stime del 2012, che riportavano un costo medio di acquisizione di 137 milioni di dollari. Tale riduzione viene collegata al maggiore grado di maturità, e quindi di efficienza, dei processi produttivi.

Stando alle indicazioni fornite dall'Ufficio indipendente americano 'Gao' nella conferenza internazionale di Oslo e nella relazione Gao-16-390, "alcuni rischi tecnici, pur essendosi significativamente ridotti nel corso del 2016, rimangono aperti".

La Corte dei Conti avverte anche che "l'opzione di ridimensionare la partecipazione nazionale al programma, pur non soggetta di per sé a penali contrattuali, determina potenzialmente una serie di effetti negativi" in termini economici ed occupazionali.

Nel frattempo, gli stessi Stati Uniti e alcuni dei Paesi partner sono stati indotti a ripensare la propria partecipazione al programma nel senso di una riduzione o di un rallentamento del profilo di acquisizione. Per l'italia, sono intervenute due decisioni: la prima nel 2012 che ha ridotto da 131 a 90 il numero di velivoli da acquisire; la seconda nel 2016 ha impegnato il governo, per aderire alle indicazioni parlamentari, a dimezzare il budget dell'F-35, originariamente previsto in 18,3 miliardi di dollari (a condizioni economiche 2008).

La prima decisione ha avuto un costo per la base industriale: la perdita, in quota percentuale, delle opportunità di costruire i cassoni alari a Cameri, che presupponeva il mantenimento del volume di acquisti oltre il numero di 100 velivoli. La seconda ha per ora prodotto solo un rallentamento del profilo di acquisizione fino al 2021, con un risparmio temporaneo pari a 1,2 miliardi di euro nel quinquennio 2015-2019, ma senza effetti di risparmio nel lungo periodo. Il rallentamento generale subito dal programma - si legge nella relazione della Corte dei Conti - ha evitato che questa decisione, presa sul piano nazionale, assumesse un carattere traumatico".

I posti di lavoro creati da questo programma sono pochissimi ed i costi (per noi cittadini) sono raddoppiati. Chi ci ha fatto entrare in questo programma dovrebbe essere preso a calci . È sempre la stessa storia. Ci fanno entrare in progetti fallimentari (TAV,  Guerra in Afghanistan, programma F35), poi ci dicono che si sono sbagliati ma è tardi per uscire perché i costi sarebbero esagerati.

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sabato 15 luglio 2017

Riunione Periodica MDD il 18-07-2017



Riunione Periodica MDD il 18-07-2017
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mercoledì 28 giugno 2017

Candida Si Dà Fuoco per la NASPI



Candida ora lotta per la vita perché si é data fuoco in una sede dell'INPS di Torino, 
dove si era recata per avere alcuni mesi arretrati, che non le erano stati corrisposti, della NASPI, l'indennità di disoccupazione figlia del Jobsact.

Candida a gennaio era stata licenziata da una delle sedi della B. B. U., la catena di grigliata di pollo e 
birra che si sta affermando con successo e profitti nel centro Nord . Lavorava da dieci anni lì a fare le 
pulizie, ma un bel giorno la direzione del locale ha trovato modo di risparmiare sui costi e guadagnare di più, appaltando il servizio di pulitura all'esterno. 
Addio Lavoro per Candida.

Una volta questo licenziamento non sarebbe andato via tanto liscio, ma dopo il Jobsact e la legge 
Fornero, del lavoro si può fare ciò che si vuole. Inoltre i vecchi ammortizzatori sociali, cassa integrazione e mobilità, sono stati aboliti per chi perde il lavoro e sostituiti dalla NASPI, una indennità di disoccupazione più magra e anche più complicata da ottenere. Del resto il governo ha tagliato di alcuni miliardi la spesa per gli ammortizzatori sociali e qualcuno deve pur pagare in qualche modo. Lo fanno i disoccupati, cui tocca di faticare pratiche infinite anche solo per ottenere ciò che una volta era automaticamente assegnato.

Candida era andata all'Inps perchè le mancavano alcuni mesi di NASPI, cioè i pochi soldi indispensabili per vivere. Tra rabbia e disperazione si era portata da casa due bottiglie di alcol, che si è rovesciato addosso e che poi ha acceso, gridando : Mi hanno licenziata! Questo per lei era sufficiente per giustificare il suo gesto terribile ed estremo. Perché licenziare oggi è mettere in discussione la vita. Una donna di 46 anni licenziata non troverà più un lavoro, lo sanno tutti. Chi oggi perde il lavoro è condannato alla miseria, lo sanno tutti.
Criminale è licenziare solo per fare un poco più di profitto e ancora più criminale è adattare la legge a favore del più forte, togliere diritti e tutele a chi lavora e dare potere di vita e di morte a chi ha già il 
potere dell'impresa e del mercato. E criminale è esaltare flessibilità e sfruttamento del lavoro nel nome della maggiore competitività. E una società criminale è quella ove si regalano miliardi pubblici per salvare le banche, e milioni per salvare un programma tv. Mentre chi perde il lavoro fa fatica a ricevere meno di mille euro al mese.
Il licenziamento è un crimine al quale la società si è assuefatta, e per questo la vita civile precipita 
moralmente sempre più in basso.
Il fratello di Candida ha denunciato un mondo del lavoro senza regole e solidarietà, vero, ma a questo si è giunti perché l'ingiustizia sociale più feroce è diventata la normalità della vita quotidiana. E perché la criminalità sociale nel nome del profitto e del mercato viene legalizzata e persino esaltata dal potere e da chi il potere serve.
Auguro a Candida di farcela e, a tutti coloro che direttamente o indirettamente le hanno procurato 
dolore, auguro di non potersi mai più liberare dall'ossessionante odore di alcol e carne bruciata.

di Giorgio Cremaschi


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NON CI SONO SOLDI , MA PER LE BANCHE LI TROVANO 

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Non ci sono soldi per il Reddito di Cittadinanza ma li hanno trovati per salvare le banche


Non ci sono soldi per il Reddito di Cittadinanza ma li hanno trovati per salvare le banche
L'attacco di Alessandro Di Battista sul salvataggio di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza: "Sono servi del capitalismo"
"Sono i servi del capitalismo finanziario, gli schiavi di quella 'bancocrazia' che ha sostituito la democrazia!". È il duro attacco che Alessandro Di Battista affida al proprio profilo Facebook dopo il via libera del Consiglio dei ministri al decreto legge per il salvataggio
 di Veneto Banca e Popolare Vicenza.
Per il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni quella del cdm è stata una misura "necessaria": "A favore di correntisti e risparmiatori" e "delle economie del territorio" per evitare "un fallimento disordinato". Non è convinto il deputato pentastellato che rimarca: "Trovano miliardi su miliardi (quattrini nostri) per salvare quelle banche che loro stessi hanno spolpato".


Alessandro Di Battista

Ricordatevi i loro nomi. Ricordate i loro volti. Sono quelli che per 4 anni hanno detto che non ci sono soldi per dare un reddito di cittadinanza a chi vive sotto la soglia di povertà. Sono quelli che hanno detto che non ci sono soldi per aumentare le pensioni minime. Sono quelli che hanno detto che non ci sono soldi per abbassare le tasse alle imprese. Oggi sono quelli che trovano miliardi su miliardi (quattrini nostri) per salvare quelle banche che loro stessi hanno spolpato. Sono i servi del capitalismo finanziario, gli schiavi di quella “bancocrazia” che ha sostituito la democrazia!

Il M5s aveva già criticato, insieme a Forza Italia , la proposta avanzata da Intesa Sanpaolo ad acquistare al prezzo simbolico di 1 euro Pop Vicenza e Veneto Banca, ma a patto che siano ripulite dagli asset deteriorati e rischiosi per evitare impatti su Cet1 e dividendi.

L'esponente grillina della Commissione Finanze della Camera, Carla Ruocco, aveva definito il piano di Intesa, una soluzione imposta a un governo "incapace" : "Permette a quello che è l'istituto più solido del Paese di espandere ulteriormente la propria posizione di influenza e dominio sul Nord, senza però sopportare nessun costo. I costi - altissimi - saranno ovviamente sopportati dal governo e quindi in ultima analisi dal contribuente. Il governo è costretto ad accettare facendo buon viso a cattivo gioco per evitare in extrema ratio il bail-in delle 2 banche"


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SI DA' FUOCO PER LA DISOCCUPAZIONE

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sabato 24 giugno 2017

Riunione Periodica MDD il 26-06-2017



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1) Guardiamo e Scegliamo VIDEO Canzone MDD.
2) Statuto Associazione ,
3) Codice Comportamentale MDD. 

Guarda il Video/Intervento del 18-06-2017


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giovedì 22 giugno 2017

Intervento di MDD Domenica 18


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Intervento di MDD : 
piccola presentazione del Movimento per i Diritti dei Disoccupati 
e Citazione di Nostre Proposte da Portare alle Istituzioni .
Domenica 18 u.s. si è tenuta a Milano, presso l'ARCI Grossoni, la giornata dedicata al "REFERENDUM COSTITUZIONALE UN PUNTO DI PARTENZA" dove sono emerse diverse interessantissime analisi. Nel corso del dibattito sono state chiarite le posizioni incostituzionali della proposta degli attuali politici sul sistema di votazione tedesco e le ragioni (anche storiche) per cui in Italia non è praticabile...

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sabato 17 giugno 2017

APe Sociale e Lavoratori Precoci


Pensioni, In Gazzetta i decreti su APe Sociale e Lavoratori Precoci

I due provvedimenti entrano formalmente in vigore oggi 17 Giugno. I lavoratori che maturano i requisiti entro il 2017 avranno tempo sino al 15 luglio 2017 
per produrre istanza di accesso ai benefici.
Gli anticipi pensionistici contenuti nella legge di bilancio per il 2017 in favore degli ultra 63enni e dei lavoratori precoci in condizione di difficoltà entrano ufficialmente in vigore. Sono stati infatti pubblicati ieri in Gazzetta (G.U. 138 del 16 Giugno 2017) i due provvedimenti, già anticipati nei giorni scorsi da pensionioggi.it, che regolano l'APe sociale e il pensionamento con 41 anni di contributi con un ritardo di oltre tre mesi rispetto alle date previste. I due decreti sono ufficialmente in vigore da oggi 17 Giugno e per produrre le istanze (telematiche) di accesso occorre attendere le due circolari dell'Inps che sono praticamente già pronte.
Come già anticipato gli interessati dovranno effettuare una doppia domanda: prima dovranno produrre l'istanza di verifica delle condizioni di accesso (entro il 15 luglio 2017) per dimostrare di trovarsi in uno dei profili di tutela individuati dalla legge (cioè trovarsi in stato di disoccupazione a seguito di licenziamento; assistere da almeno sei mesi un familiare convivente con handicap grave; invalidità civile almeno al 74%; svolgere un’attività gravosa o usurante). L’Inps a quel punto verificherà se ci sono le condizioni oggettive per la concessione degli strumenti (APE o quota 41) inclusa la disponibilità dei fondi e comunicherà al lavoratore (entro il 15 ottobre) la prima decorrenza della prestazione (se i fondi saranno insufficienti il lavoratore avrà garanzia di accesso anche se vedrà posticipata la decorrenza della prestazione) o il rifiuto della stessa per mancanza dei requisiti. L'interessato, al momento del compimento dei requisiti, dovrà produrre, inoltre, la domanda di pensionamento (con 41 anni di contributi o con l'ape sociale) in modo da accedere alla pensione dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda. Ove la prima decorrenza utile sia anteriore a quella di presentazione della domanda al lavoratore sarà riconosciuta garanzia della retroattività del trattamento dal primo giorno del mese successivo a quello di perfezionamento dei requisiti (che tuttavia non potrà essere antecedente al 1° maggio 2017) a condizione, però, che presenti la domanda entro il 30 novembre 2017.  

La maturazione dei requisiti
Si rammenta che i requisiti oggettivi per il conseguimento delle prestazioni devono sussistere al momento dell'istanza di verifica delle condizioni (in particolare lo stato di disoccupazione per licenziamento, invalidità non inferiore al 74%, assistenza al disabile, svolgimento di mansioni gravose o usuranti); tuttavia i requisiti contributivi e anagrafici possono essere maturati successivamente, entro l’anno di riferimento. Si tratta dei 63 anni (per l'ape sociale), del minimo contributivo (30 o 36 anni, 41 anni per i precoci), ma anche dei tre mesi dal termine del sussidio di disoccupazione (per i disoccupati), della condizione di aver svolto per almeno 6 anni negli ultimi 7 un’attività gravosa (lavori gravosi). Tali requisiti possono maturare entro il dicembre dell'anno in cui si presenta l'istanza di accesso
 (ed il lavoratore potrà autocertificare il perfezionamento di tali requisiti).

Ad esempio un disoccupato in possesso dei 63 anni e 30 anni di contributi che termina i tre mesi dalla scadenza della disoccupazione il 10 ottobre 2017 dovrà, comunque, presentare l'istanza entro il 15 luglio. Alla maturazione dei suddetti requisiti presenterà, invece, domanda di accesso all'APe ottenendo pertanto la prestazione a partire dal 1° novembre 2017. Il termine del 15 Luglio non è perentorio: i DPCM stabiliscono, infatti, che gli interessati possono produrre l'istanza entro il 30 novembre di ogni anno ma in tal caso la domanda sarà accettata solo a fronte di risorse residue. Dunque chi ha già i requisiti è meglio che non attenda oltre.


Ecco Qui la TABELLA della Proposta di MDD
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Ci riuniamo periodicamente in Camera del Lavoro Milano 
- Corso di Porta Vittoria 43 - Sala Fiom 2° piano. 
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giovedì 8 giugno 2017

Riunione Periodica MDD il 12-06-2017



Riunione Periodica MDD il 12-06-2017
INVITO RIVOLTO
a tutti :
Disoccupati, Cassintegrati,
Opzione Donna, Esodati, Precoci,
Giovani, Precari,
TENIAMOCI in CONTATTO
Divulgate il Gruppo ai Vostri Amici:
dalle ore 15.00
presso c.so Porta Vittoria 43
Camera del Lavoro di Milano
secondo piano Sala Fiom.
Ordine del giorno:
2) Relazioni con le Istituzioni.

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lunedì 5 giugno 2017

Evento : DOMENICA 18 GIUGNO 2017



REFERENDUM COSTITUZIONALE:
UN PUNTO DI PARTENZA
PER IL LAVORO E LA DIGNITÀ

Al Referendum del 4 dicembre 2016 il popolo italiano ha deciso di dire NO allo smantellamento della 

Costituzione, garante della democrazia e dei diritti del lavoro.
Noncuranti della volontà popolare, proprio in questi giorni i diritti e la dignità dei lavoratori sono 

nuovamente attaccati dall'accozzaglia favorevole alla reintroduzione dei voucher, vero e proprio 

emblema della schiavitù moderna fatta di precariato e sfruttamento.

NO ALLE POLITICHE CONTRO I LAVORATORI!
SÌ ALL'ATTUAZIONE DELLA COSTITUZIONE!

DOMENICA 18 GIUGNO

10:30 presidio al parchetto di Via Faccio/Via Astesani
13.00 pranzo presso ARCI Grossoni in Via Assietta 32
DALLE 14:30 ASSEMBLEA POPOLARE
Modera:
ANDREA MONTI, comitato lavoratori precoci/lavoro giovani
Relatori:
CLAUDIA CANDELORO, giovane giuslavorista
VINCENZO GIOIELLO, direttore CESPI
GIUSEPPE PALMA, avvocato e scrittore
ANGELO RUGGERI, storico
MARIO GIAMBELLI, avvocato
PIERPAOLO PECCHIARI, coordinatore comitato per il NO

A seguire musica rock dal vivo con i TANGRAM

ORGANIZZA: COMITATO LAVORATORI PRECOCI / LAVORO GIOVANI
(PAGINA FACEBOOK: LAVORATORI PRECOCI LAVORO GIOVANI)

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venerdì 2 giugno 2017

Annullato il Referendum e Rimettono i Voucher



I TRE IMBROGLIONI RIMETTONO I VOUCHER

E così è proprio vero, la più sfacciata truffa politica della storia repubblicana è stata compiuta. Renzi, Berlusconi e Salvini hanno rimesso i voucher. Domani 28 maggio avremmo dovuto votare per abolirli, invece per paura del voto Renzi e semprepronto Gentiloni li avevano cancellati. Ora li ripristinano, cucù 
il voto non c'è più, passata la festa gabbato lo santo. Ne abbiamo passate tante, ma io non ricordo un' offesa alla sovranità popolare sfacciata e arrogante come questa. 
Tornano i voucher e dilagheranno di nuovo, non è infatti assolutamente vero che ci sono clausole che li limitano. Basti pensare che il limite per le aziende è sì di 5dipendenti, ma a tempo indeterminato. Chi ha 1000 dipendenti precari potrà ricorrere ai voucher. E i controlli saranno impossibili visto che ogni azienda ha 3 giorni per "regolarizzarsi" nel caso esageri, tra un voucher e l'altro. Saranno tre giorni di ricatti e lavoro nero. 
Ma capisco che queste sono obiezioni che non contano nulla per chi aveva il solo obiettivo di 
dimostrare alla Confindustria e al sistema degli affari di essere rimasto quello di sempre. Non è neppure da escludere che la restaurazione dei voucher sia stata offerta alla Commissione Europea per far approvare la manovrina di bilancio. Vi facciamo vedere un anticipo delle "riforme" che ci chiedete per 
l'anno prossimo. Bravini dicono i commissari. 
Devo dire che dei tre imbroglioni che hanno contemporaneamente sbeffeggiato i diritti del lavoro, il popolo italiano e la democrazia, il meglio è Silvio Berlusconi. In fondo lui i voucher li aveva istituiti e quanto alla affidabilità, beh è stato maestro nel negare e rinnegare le verità più clamorose. Il peggio è sicuramente Matteo Salvini. L'eroe della Lega di lotta, durissimo con i poveri migranti alla stazione di Milano, è diventato un coniglio bagnato di fronte agli interessi padronali che i suoi soci Maroni e Zaia, dallo scranno di presidenti delle regioni, gli hanno imposto di rispettare. E lui vuole andare contro l'euro e la UE? Ma va là baüscia. 
In mezzo ai due imbroglioni, il vecchio e il nuovo, sta Matteo Renzi. È lui l'anello di congiunzione che mancava alla destra per riunificarsi, 
chi meglio del grande fan di Marchionne poteva esserlo? 
Mentre il parlamento rimetteva i voucher a Roma manifestavano in migliaia i lavoratori di Alitalia, Ilva, Almaviva, Acinformatica, Sky, insieme a tanti altri, chiedendo al potere pubblico di non permettere o di fermare i licenziamenti. 
I tre imbroglioni hanno subito dato la loro risposta: avrete i voucher. 
A coloro che ancora sostengono Renzi, Berlusconi e Salvini io auguro di sperimentare il lavoro coi voucher. Così potranno ringraziare chi li ha rimessi.

il post di Giorgio Cremaschi
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sabato 27 maggio 2017

Riunione Periodica MDD il 31-05-2017



Riunione Periodica MDD il 31-05-2017
INVITO RIVOLTO
a tutti :
Disoccupati, Cassintegrati,
Opzione Donna, Esodati, Precoci,
Giovani, Precari,
TENIAMOCI in CONTATTO
Divulgate il Gruppo ai Vostri Amici:
dalle ore 15.00
presso c.so Porta Vittoria 43
Camera del Lavoro di Milano
secondo piano Sala Fiom.
Ordine del giorno:
1) Resoconto Riunione ATDAL ,
2) Statuto Associazione ,
3) Evento 18 Giugno ,
4) Codice Comportamentale MDD.

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mercoledì 24 maggio 2017

Reddito Minimo Garantito : quanto ci costa NON averlo?


Reddito minimo:
 il problema non è quanto costa, 
ma quanto costa non averlo!


  
Il reddito minimo garantito (Rmg) è una misura presente in molti Stati europei, volta a garantire un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongono di risorse sufficienti, così come l’Europa chiede fin dal 1992. Tanto per capirci anche il Portogallo e la Spagna hanno seguito la direttiva, mentre inadempiente è rimasta solo l’Italia .

La Grecia ha Previsto questa Riforma

http://cipiri00.blogspot.it/2017/01/reddito-minimo-in-grecia.html

Spesso il dibattito si focalizza sul “quanto ci costa?”. Il reddito minimo garantito costa più o meno quanto gli 80 euro. Pochi hanno cercato di capovolgere la domanda:
 “quanto ci è costato e ci costa non averlo?”.

La risposta la possiamo trovare nei dati sulla povertà e disoccupazione delle famiglie italiane, nelle statistiche che delineano un welfare incapace di ridurre il rischio di povertà attraverso i trasferimenti assistenziali, nelle politiche di contrasto alla povertà indirizzate solo a determinate categorie di soggetti, che spesso non versano in condizioni di povertà.

A causa di ciò c’è una fascia di ceto medio che scivola pericolosamente verso la soglia della povertà, mentre c’è un pezzo di paese che continua a cavarsela piuttosto bene. Tristemente ci sono sempre più giovani tra chi si impoverisce e sempre più anziani tra chi se la cava. Tradotto in cifre: la disoccupazione è al 12%, quella giovanile lambisce il 35% e sono 8 milioni gli italiani poveri e 4,5 milioni quelli in povertà assoluta.

Il reddito minimo garantito è fattibile, ma soprattutto urgente per tutto ciò a cui stiamo assistendo oggi: crisi dell’economia reale, impoverimento del lavoro, fragilità economico-sociale delle famiglie, lacune spaventose del sistema di welfare, disuguaglianze crescenti e redistribuzione inadeguata, fino alla crisi di consenso della politica e della democrazia. 
Ecco perché non possiamo più farne a meno.

Il reddito minimo renderebbe gli individui meno dipendenti e più liberi: più liberi anche dai 
condizionamenti prodotti dalle nostre élite autoreferenziali a caccia di clientele e collusioni.

Per Ora c'è Questo
http://cipiri5.blogspot.it/2017/04/reddito-di-inclusione.html


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Ci riuniamo periodicamente in Camera del Lavoro Milano 
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lunedì 22 maggio 2017

Riunione Periodica MDD il 24-05-2017


Riunione Periodica MDD il 24-05-2017
INVITO RIVOLTO
a tutti :
Disoccupati, Cassintegrati,
Opzione Donna, Esodati, Precoci,
Giovani, Precari,
TENIAMOCI in CONTATTO
Divulgate il Gruppo ai Vostri Amici:
Riunione Periodica MDD 
il 24-05-2017
dalle ore 15.00
presso c.so Porta Vittoria 43
Camera del Lavoro di Milano
secondo piano Sala Fiom.
Ordine del giorno:
1) Preparazione Evento del 18 Giugno.
2) Statuto ed Associazione.
3) Resoconto/Video Intervento in Articolo 1 .
4) Codice Comportamentale MDD.

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Ci riuniamo periodicamente in Camera del Lavoro Milano 
- Corso di Porta Vittoria 43 - Sala Fiom 2° piano. 
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Italia Paese di Pensionati



Italia Paese con sette giovani su dieci ancora a casa con i genitori e con la classi sociali che 
'esplodono'. E' l'impietoso ritratto del Belpaese fatto dall'Istat nel Rapporto annuale.

L'Istat traccia una nuova mappa socio-economica dell'Italia, dividendo il Paese in nove gruppi in base al reddito, al titolo di studio, alla cittadinanza e non guardando così più solo alla professione, come nelle tradizionali classificazioni. 
I due sottoinsiemi più numerosi sono quelli delle 'famiglie di impiegati', 
appartenete alla fascia benestante (4,6 milioni di nuclei per un totale di 12,2 milioni di persone) e delle 'famiglie degli operai in pensione', fascia a reddito medio (5,8 milioni per un totale di oltre 10,5 milioni di persone). Per l'Istat il gruppo più svantaggiato economicamente è quello delle 'famiglie a basso reddito con stranieri' (1,8 milioni pari a 4,7 milioni di persone), seguono le 'famiglie a basso reddito di soli italiani' (1,9 milioni che comprendono 8,3 milioni di soggetti), le meno numerose 'famiglie tradizionali della provincia' e il gruppo che riunisce 'anziane sole e giovani disoccupati'. A reddito medio sono invece considerate oltre alle famiglie di operai in pensione, quelle di 'giovani blu collar' (2,9 milioni, pari a 6,2 milioni di persone). Nell'area dei benestanti, l'Istat inserisce oltre alle 'famiglie di impiegati', quelle etichettate 'pensioni d'argento' (2,4 milioni, per 5,2 milioni di persone). Il primo posto sul podio dei più ricchi spetta alla 'classe dirigente' 
(1,8 milioni di famiglie, pari a 4,6 milioni di persone).

Addio agli operai - La classe operaia e il ceto medio "sono sempre state le più radicate nella struttura 
produttiva del nostro Paese" ma "oggi la prima - osserva l'Istat - ha abbandonato il ruolo di spinta 
all'equità sociale mentre la seconda non è più alla guida del cambiamento e dell'evoluzione sociale". Si assiste quindi a una "perdita dell'identità di classe, legata alla precarizzazione ed alla frammentazione dei percorsi lavorativi". Per l'Istituto ci sono interi segmenti di popolazione che "non rientrano più nelle classiche partizioni: giovani con alto titolo di studio sono occupati in modo precario, stranieri di seconda generazione che non hanno il background culturale dei genitori, stranieri di prima generazione cui non viene riconosciuto il titolo di studio conseguito, una fetta sempre più grande di esclusi dal mondo del lavoro dovuta - sottolinea l'Istituto - anche al progressivo invecchiamento della popolazione". Ecco che nella nuova geografia dell'Istat "la classe operaia", che "ha perso il suo connotato univoco", si ritrova "per quasi la metà dei casi nel gruppo dei 'giovani blue-collar'", composto da molte coppie senza figli, e "per la restante quota nei due gruppi di famiglie a basso reddito, di soli italiani o con stranieri". Anche la piccola borghesia si distribuisce su più gruppi sociali, in particolare "tra le famiglie di impiegati, di operai 
in pensione e le famiglie tradizionali della provincia". Secondo l'Istituto "la classe media impiegatizia è invece ben rappresentabile nella società italiana, 
ricadendo per l'83,5% nelle 'famiglie di impiegati'".

L'Istat fa notare come nel gruppo leader dal punto di vista numerico, quello degli impiegati, il 
capofamiglia, la persona di riferimento, sia donna in quattro casi su dieci. La nuova mappa nasce 
dall'esigenza di tenere conto anche della popolazione non occupata, a differenza delle classiche 
tassonomie che prendono in considerazione solo i lavoratori, e soprattutto dalla necessità di ricalibrare le stratificazioni socio-economiche, viste le frammentazioni in atto. Oggi infatti, fa notare l'Istituto, la "classe operaia ha perso il suo connotato univoco" e
 "la piccola borghesia si distribuisce su più gruppi sociali.

Più disuguaglianze, classi sociali 'esplodono' - "La diseguaglianza sociale non è più solo la distanza tra le diverse classi, ma la composizione stessa delle classi". E' questa l'analisi contenuta nel Rapporto dell'Istat. Per l'Istat "la crescente complessità del mondo del lavoro attuale ha fatto aumentare le 
diversità non solo tra le professioni ma anche all'interno degli stessi ruoli professionali, acuendo le 
diseguaglianze tra classi sociali e all'interno di esse".

Giovani tanguy - Quasi sette giovani under35 su dieci vivono ancora nella famiglia di origine. L'Istituto spiega che nel 2016 i 15-34enni che stanno a casa dei genitori sono precisamente il 68,1% dei coetanei, corrispondenti a 8,6 milioni di individui.

Crescono le famiglie senza lavoro - In Italia nel 2016 si contano circa 3 milioni 590 mila famiglie senza redditi da lavoro, ovvero dove non ci sono occupati o pensionati da lavoro. Si tratta del 13,9% del totale, con la percentuale più alta che si registra nel Mezzogiorno (22,2%) Si tratta di tutti nuclei 'jobless' dove si va avanti grazie a rendite diverse, affitti o aiuti sociali. Nel 2008 queste famiglie erano 3 milioni 172 mila, il 13,2% del totale.

Non è un Paese per giovani - L'Italia è un Paese sempre più vecchio: al 1 gennaio 2017 la quota di 
individui di 65 anni e più ha raggiunto il 22%, collocando il nostro Paese al livello più alto nell'Unione Europea e "tra quelli a più elevato invecchiamento al mondo". Con questo dato l'Italia supera anche la Germania che per anni si è collocata ai vertici della classifica europea per quota di over-65 sulla popolazione complessiva. Sono in 13,5 milioni gli italiani che hanno più di 65 anni; gli ultraottantenni sono 4,1 milioni.

Quanto pesa il carrello della spesa - La spesa per consumi delle famiglie ricche, della 'classe dirigente', è più che doppia rispetto a quella dei nuclei all'ultimo gradino della piramide disegnata dall'Istat, ovvero 'le famiglie a basso reddito con stranieri'. 
L'Istituto per le prime rileva esborsi mensili pari a 3.810 euro, 
contro i 1.697 delle fascia più svantaggiata economicamente. Una capacità di spesa ridotta significa 
anche meno opportunità. "Malgrado una maggiore partecipazione al sistema di istruzione delle nuove generazioni dei gruppi svantaggiati rispetto a quelle più anziane, le differenze sono ancora significative", fa notare l'Istat. Ecco che "i giovani con professioni qualificate sono il 7,4% nelle famiglie a basso reddito con stranieri e il 63,1% nella classe dirigente". Le fratture che caratterizzano il Paese vengono confermate: "persiste il dualismo territoriale: nel Mezzogiorno sono più presenti gruppi sociali con profili meno agiati". D'altra parte, spiega il Rapporto, "la capacità redistributiva dell'intervento pubblico è in Italia tra le più basse in Europa".

Gli stranieri - Sono 5 milioni gli stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2017, e prevalentemente vivono al Centro-nord. La collettività rumena è di gran lunga la più numerosa (quasi il 23% degli stranieri in Italia); seguono i cittadini albanesi (9,3%) e quelli marocchini (8,7%). Nel 2016 l'incremento degli stranieri residenti è stato però molto modesto, 2.500 in più rispetto all'anno precedente: ciò - spiega l'istituto di statistica - si deve soprattutto all'aumento delle acquisizioni di cittadinanza (178mila nel 2015). Di queste, quasi il 20% ha riguardato albanesi e oltre il 18% marocchini. I permessi per asilo e motivi umanitari attualmente rappresentano quasi il 10% dei permessi con scadenza (esclusi quindi quelli di lungo periodo), il doppio rispetto al 2013.

Lavori di casa - Le casalinghe "con il loro lavoro producono beni e servizi per 49 ore a settimana". 
Guardando agli occupati, ovvero a quanti svolgono sia il lavoro retribuito che familiare, le donne 
superano le 57 ore mentre gli uomini le 51. 
Tra casa e lavoro è quindi evidente il carico in più per le donne.


 L'Istat traccia una nuova mappa socio-economica dell'Italia, dividendo il Paese in nove gruppi in base al reddito, al titolo di studio, alla cittadinanza e non guardando così più solo alla professione, come nelle tradizionali classificazioni. I due sottoinsiemi più numerosi sono quelli delle 'famiglie di impiegati', appartenete alla fascia benestante (4,6 milioni di nuclei per un totale di 12,2 milioni di persone) e delle 'famiglie degli operai in pensione', fascia a reddito medio (5,8 milioni per un totale di oltre 10,5 milioni di persone). Per l'Istat il gruppo più svantaggiato economicamente è quello delle 'famiglie a basso reddito con stranieri' (1,8 milioni pari a 4,7 milioni di persone), seguono le 'famiglie a basso reddito di soli italiani' (1,9 milioni che comprendono 8,3 milioni di soggetti), le meno numerose 'famiglie tradizionali della provincia' e il gruppo che riunisce 'anziane sole e giovani disoccupati'. A reddito medio sono invece considerate oltre alle famiglie di operai in pensione, quelle di 'giovani blu collar' (2,9 milioni, pari a 6,2 milioni di persone). Nell'area dei benestanti, l'Istat inserisce oltre alle 'famiglie di impiegati', quelle etichettate 'pensioni d'argento' (2,4 milioni, per 5,2 milioni di persone). Il primo posto sul podio dei più ricchi spetta alla 'classe dirigente' (1,8 milioni di famiglie, pari a 4,6 milioni di persone). L'Istat fa notare come nel gruppo leader dal punto di vista numerico, quello degli impiegati, il capofamiglia, 
la persona di riferimento, sia donna in quattro casi su dieci. 

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