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sabato 15 ottobre 2016

DARIO FO




Mio padre non ha mai chinato la testa davanti alle violenze e alle aggressioni che ha subito assieme a
mia madre. Non era da lui” e, aggiunge: “Oggi ci sono una serie di giornalisti che stanno facendo
un’operazione ridicola:sostengono che lui sia stato fortunato ad essere stato censurato… ma lui è stato il primo a parlare di morti sul lavoro, il primo a parlare di mafia, quando si negava l’esistenza stessa della mafia”. Un giorno difficile per Jacopo Fo, che più tardi ha postato un tweet caustico contro l’ipocrisia delle celebrazioni postume: “Sì, adesso sono tutti a celebrare Dario.
Dopo una vita che han fatto di tutto per censurarlo e colpirlo in tutti i modi...

MONI OVADIA ricorda con commozione 
Dario Fo ci ha lasciati ed è come se fosse scesa un'eclisse sul teatro intero. Pochi teatranti come lui hanno incarnato nel loro corpo e nel loro gesto, l'idea stessa di teatro. Ha dato la parola agli ultimi con un maglione nero, i suoi gesti e ha portato alla dignità della scena, gli oppressi, i vessati, i ribelli, sbugiardando il potere, ridicolizzandolo e mostrandone la miseria con l'arte dello sghignazzo e dello sberleffo. 
Ha portato la Commedia dell'Arte ai suoi massimi vertici espressivi. Lui stesso e il suo teatro erano una sola cosa ed erano il pensiero e la pratica militante che sfidava i potenti per rivendicare uguaglianza e giustizia sociale. 
Prima di accedere al gotha della cultura, seppe affrontare le repressioni e censure che gli venivano scatenate contro senza mai deflettere dal cammino dei suoi ideali con al fianco la sua adorata compagna di vita, di teatro
 e di lotta Franca Rame e fino alla fine ha avuto questa attitudine. 
Fra le molteplici dotazioni e intuizioni di Fo, vi è stata anche la prodigiosa invenzione di una lingua più che lingua affidata al suono e al gesto, che ha rivelato lo statuto di universalità del teatro.Anche i suoi straordinari segni pittorici e grafici avevano il magico dinamismo della teatralità. Ricordo una volta, mi aveva invitato a casa sua per leggermi le bozze finali di un suo libro - se non ricordo male su Gesù - per chiedermi cosa ne pensassi. Quel giorno avevo comperato una penna da calligrafia di quelle che tracciano linee più spesse o più sottili a secondo del peso che si imprime al pennino, l'avevo comprata in un moto di ribellione alla mia incapacità di disegnare e gli dissi: "non so perché ho comprato questa penna, prendila tu". Lui la prese e mi fece su un suo libro una dedica in forma di disegno: con non più di quattro o cinque tratti e due colpi di pollice, apparve su un foglio bianco un Arlecchino in uno dei suoi tipici movimenti dinamici. Quello schizzo, mi rivelava che Dario Fo 
non solo faceva teatro, ma era teatro. 
Oggi credo che tutte le persone che lo hanno amato e che ne hanno condiviso la militanza sempre e comunque contro il potere e contro tutte le sue manifestazioni, debbano chiedere ai politici e agli uomini 
delle istituzioni di abbassare la testa con un atto di modestia.
Ma soprattutto di tacere.

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http://cipiri.blogspot.it/2015/01/dario-fo-renzi-e-berlusconi-prendono-in.html

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Dario e Franca hanno insegnato a tutti noi cosa vuole dire vivere liberi!

Ora Firmiamo Questa Petizione:

Intitolare a Dario Fo e Franca Rame 

la Palazzina Liberty di Milano

https://www.change.org/p/intitolare-a-dario-fo-e-franca-rame-la-palazzina-liberty-di-milano-la-palazzina-liberty-a-dario-e-franca?recruiter=50932235&utm_source=share_petition&utm_medium=facebook&utm_campaign=autopublish&utm_term=mob-xs-action_alert-no_msg


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